FABIO E IL TUTTOSAURO
ovvero
galateo per bambini,
in particolare per bambini frequentatori del parco
Illustrazioni di Maria Luisa Rivolta
23 ottobre 2020
Dedicato a tutti i bambini, dinosauri e streghe
che popolano i parchi,
in particolare il parco Usuelli,
e agli amministratori locali,
che leggendo questa fiaba
decideranno sicuramente
di avere più cura di questi luoighi
e delle loro genti
Indice
Presentazione
Amici
Fabio
Sauro
Sauro e i
cani
Sauro e il calcio
Alice
Sentimenti
Finale
Presentazione
Questo è un tuttosauro,
esemplare rarissimo, che si riteneva estinto nel 9747 avanti cristo… e invece
no, è ancora qui fra noi.
Nonostante le
sue limitate potenzialità cognitive (potete notare che non ha uno sguardo molto
intelligente), ritiene di potersi rendere utile alla sopravvivenza della
specie, con consigli e informazioni,
mettendo a disposizione della società la sua estesa esperienza di vita.
Potete
chiedergli consigli, e anche sottoporgli dei progetti. Se volete
mandare delle mail fate pure, tanto lui
non le legge, non è capace.
Raccomandiamo di
non dargli da mangiare, guai! fa delle montagne di cacca (ma si può dire cacca
qui, in un libro?)
Amici
Oggi mi è
successa una cosa strana. Me ne stavo ai giardini con la mamma, e mi sono
allontanato dall’area giochi perché mi davano fastidio tutti quei bambini
chiassosi. Insomma, mi andava di stare
da solo, spesso mi capita. Alla mamma questo non piace, dice sempre “vai con i
tuoi amici, vedi come si divertono!”
E mentre
gironzolavo nel prato, cosa non ho visto! Da dietro un nocciolo (un alberello
dal tronco striminzito e spelacchiato), spuntava a destra un sederone enorme,
sormontato da specie di pinne e, a seguire, tanto di coda, e a sinistra un
pancione altrettanto smisurato.
Ma che roba è
questa? Una balena? Tra stupore e paura ho alzato gli occhi e ho visto che
sopra la pancia c’era un collo lungo e una testa piccola piccola, piccola
almeno rispetto all’enormità sottostante. Una giraffa obesa? No! Un dinosauro!
Osservando
quel buffo muso la paura svanì: la testa era ridicola, per via di due occhioni
tondi visibilmente storti e dall’espressione stupida, e un folto ciuffo di peli
sul cocuzzolo. Non aver paura non è da me. Io ho sempre paura di tutto.
Oggi mi è successa una cosa strana. Me ne stavo
tranquillo ai giardini brucando un po’ d’erba, incurante dei bambini chiassosi
(solitamente nessuno si accorge di me), qundo ho visto a arrivare un bambino,
età stimata sette o otto anni. Mi sembrava diverso dagli altri esseri urlanti:
solo soletto e dall’espressione tristanzuola,
puntava verso di me, Non volevo dare
nell'occhio e con mossa astuta mi sono nascosto dietro al nocciolo. Non
so come ha fatto, ma mi ha visto. Quando si sono incrociati i nostri sguardi mi
ha sorriso. Devo essergli piaciuto! Sarà per il mio sguardo intelligente!
Evviva! Ora ho un amico!
Come so che siamo già amici? Lo so, vi ho detto che ha
ricambiato il mio sorriso, è una prova evidente! Ma non ci siamo parlati,
perchè la mamma lo chiamava: Fabio, Fabio, lo sai che non devi allontanarti, ci
sono tanti pericoli! Vieni, dobbiamo andare a fare i compiti.
********
Un dinosauro!
Non avevo mai visto un dinosauro dal vero! Forse nessuno l’ha mai visto. Vado
verso casa con la mamma, senza protestare, e intanto penso: un dinosauro per
amico! Posso già dire che siamo amici? Sì, mi ha sorriso.
Mi giro
indietro e vedo il ridicolo pancione sederone che mi segue a distanza, e poi
rimane incastrato nel portoncino del parco. “Fabio, ridi?” - chiede la mamma -
e ride anche lei, anche se non sembra aver visto il dinosauro. Solo è contenta
che io sia contento.
Uffa, ma perché fanno dei cancelletti così piccoli? I
bambini ci passano, ma io come faccio? Saltare la recinzione? No, no, non sono
poi così atletico. Aspetterò che arrivi il camioncino della nettezza urbana,
l’operaio apre sempre il cancello grande. E poi andrò a cercare il mio nuovo
amico. Urrà, un amico! Lo troverò sicuramente, so come si chiama: Fabio. Ora
vado a finire la merenda.
Sauro
Da wikipedia,
l’enciclopedia libera:
Il tuttosauro
è l'unico dinosauro sopravvissuto all’estinzione della specie. Numerosi
paleontologi hanno cercato di appurare le motivazioni della sorprendente
longevità. Le sue specifiche caratteristiche, rispetto a quelle degli altri
dinosauri, devono aver in qualche modo facilitato il suo adattamento
all’ambiente ostile. Caratterizzato da un fisico goffo e poco atletico,
decisamente in sovrappeso, quanto mai lento, quindi inadatto a sfuggire ai
predatori, dotato di limitate potenzialità cognitive... Da dove vengono quindi
le sue straordinarie capacità di adattamento? Nessuna specie è mai
sopravvissuta grazie a un temperamento gioviale!
Ci si
chiederà: il tuttosauro parla? Dato che racconta barzellette… Ebbene sì, ci
sono numerose testimonianze in merito, anche pare che la sua grammatica sia
approssimativa e il suo lessico assai povero. Che questo abbia in qualche modo
contribuito alla sua longevità? Che ci sia un nesso fra congiuntivi e
colestrolo? Il fenomeno è ancora oggetto di studio da parte di una équipe di
biologi e filologi statunitensi.
Perché in
nome Tuttosauro (abbreviato in Sauro per gli amici)? Forse, non sapendo di
essere a rischio di scomparsa, egli
ritiene di potersi rendere utile alla salvezza del mondo,
con consigli, informazioni, esperienze e quelle che lui chiama idee,
nella convinzione che la sua progettualità non sia stata nei secoli compromessa.
Dove è
possibile trovare questo esemplare? E'
stato avvistato in parchi e giardini
pubblici in diversi paesi. In generale predilige i luoghi che presentano una
vegetazione rigogliosa (per ovvie esigenze alimentari) e che si adattano meglio
a giochi e gite di bambini. Uno stdioso statunitense afferma con ceertezza che
gli piacciono i bambini perchè hanno capacità cognitive simili alle sue, e
perchè ama dedicarsi a giochi semplici, dotati di regole elementari. Trova gli
adulti noiosi e complicati.
Non è pericoloso, ma gli esperti raccomandano
di non avvicinarsi: è invadente, e puzza un po’. E non dategli da mangiare! E’
ingordo e goloso, e fa delle montagne di cacca, come già detto.
Fabio
- Il bambino
mi ha sorriso! Cosa meravigliosa! Lo troverò. La mamma è meno simpatica di lui:
frettolosa e scorbutica, tutto un “fa' questo, fa' quello”. Ma io non so farmi
un’idea, le mamme umane le conosco poco, la mia se l'è data a gambe appena si è
schiuso l'uovo.
Ma quanto girare per il quartiere! Che male ai piedi! Perché
i miei piedi, cioè i miei zampotti, sono fatti per la terra e l’erba, non per
il cemento. Ma forse sono arrivato al posto giusto: qui ci sono un sacco di
persone in attesa davanti a un portone. Questa è la famosa scuola! Ora lui
uscirà di qui! Ma ecco, l’ho vista, c’è anche la mamma antipatica! Per fortuna
sono ben nascosto in mezzo a tutta questa gente in attesa, nessuno fa caso a
me.
Ecco, arriva
una nuvola di piccoli esseri vocianti! Ma quanti sono! Come farò a trovare il
mio bambino? Sono già usciti tutti e non l’ho visto, mi sa che mi è sfuggito.
Dovevo stare più attento. No, eccolo! L’ultimo! Esce con passo stanco e faccia
annoiata, trascinando il suo enorme fardello… Che sarà mai questa scuola, da
rattristare tanto il mio nuovo – e unico - amico!
Amico, eccomi, sono qui! Ti aspetto da una vita, cioè un
diecimila anni! Andiamo a giocare? Andiamo ai giardini, dai: c’è l’altalena, un
po’ spingo io un po’ tu, veramente nessuno mai vuole spingermi perché sono
troppo pesante. Andiamo a Gardaland? Non ci sono mai stato sai. A vedere un
film di paura? Andiamo a mangiare un gelato? No, a mangiare una pizza? Anche
tutt’e due se ti va. A fare i compiti?
Non so cosa sono, sono così curioso…
Fabio
ricambia lo sguardo interessato e appiccicoso del dinosauro con occhi tristi
ma, incalzato dalle proposte del tuttosauro, assume un’espressione curiosa e
divertita.
-
Ehi
tu, mi segui? E dove la prendi tutto questo entusiasmo? Io quando esco da
scuola tutto questa energia non ce l'ho. - Fabio è un bambino strano, musone e
un po' assente, cosa che preoccupa non poco i suoi genitori.
-
Ti seguo perché vorrei essere tuo amico. Ti ho
cercato per tutto il quartiere, non sai che male alle zampe…
La mamma sorride: Fabio ride? Possibile?
Posso accompagnarti fino a casa? Verrei volentieri con te…
Però… a casa tua c’è una porta grande? Grande quanto? Altrimenti potremmo fare
altro.
-
A
pranzo si va a casa, per la porta vediamo.
La porta è discretamente grande. La mamma entra per prima, e
poi con un impegrativo lavoro di tira – spingi e spingi-tira entra anche il
dinosauro, seguito da un Fabio arruffato e sgualcito.
Sauro è nuovo a questa esperienza: in diecimila anni nessuno
lo aveva mai invitato a casa. Fabio lo fa accomodare in salotto – le altre
stanze sono troppo anguste per Sauro – e fanno merenda con una intera torta.
– Fabio, quanto hai mangiato! Avevi
appetito! Ma cos'è questo odore? Fabio... le puzzette no...
La mamma sembra non accorgersi di Sauro. Chissà se gli altri lo vedevano?
– Ora i compiti, su...
Fabio tira fuori svogliatamente dallo zaino
libri e quaderni. Comincia con la matematica, e cerca aiuto in Sauro nel
risolvere un problema... Capisce qui che Sauro è un bugiardo:he tuttosauro e
tuttosauro! Comincia a grattarsi il testone e a sparare numeri a caso...
Vedendosi scoperto, si giustifica dicendo che ai suoi tempi la matematica era
molto diversa...
- Ma Sauro,
che dici? Non sono stati gli arabi a inventarla? Ma perchè diventi rosso?
Tranquillo, neanche i miei genitori sanno fare i compiti. Se vuoi ti insegno un
po' di tabelline...
Le tabelline
piacciono molto a Sauro: due quattro sei... e qui si addormenta sul tappeto del
salotto cullato da “otto dieci dodici... Si sveglia mezz'ora dopo, con Fabio
che lo pizzica:
–
Sauro,
sveglia, qui mi puoi aiutare: storia! Gli antichi romani, li hai conosciuti?
–
Certo!
Ora ti racconto. Sono stato al colosseo nell'anno... beh, non ricordo. Ho
giocato con una tigre, ovviamente ho vinto io, e per premio mi hanno liberato,
e ho chiesto di liberare anche la povera tigre...
E' chiaro che
Sauro al colosseo non c'è mai stato. Tutt'al più aveva visto qualche film in
tv. Ma Fabio non vuole umiliarlo troppo. E' decisamente ignorante e anche un
po' tonto (forse un tontosauro), ma così divertente e buono!
E' un amico.
Sauro e i cani
Eccoci di
nuovo al parco
- Certo che è
proprio bello questo parco. Che bel tappeto d'erba! Ideale per una grattatina
alla schiena! - E si butta a terra,
coricandosi a pancia in su, ondeggiando felice, col suo codone che
sbatte su panchine e altalena.
Fabio si
guarda intorno circospetto. Per fortuna il parco è deserto. Sauro è davvero
invisibile? Sei i suoi amici fossere in grado di vederlo, cosa penserebbero di
quel coso enorme dagli occhi storti?
Eccolo di
nuovo in piedi.
- Vieni con
me, Sauro, ti faccio vedere il recinto per i cani. Troverai dei tuoi simili.
Ecco, guarda, puoi entrare. Non c'è scritto “vietato ai dinosauri”, perfetto.
- Io somiglio
a chi... non somiglio ai bambini?
- Beh,
lasciamo perdere, non è importante..
- Guarda ci
sono due cagnolini, simpatici... Mmm, il solito problema, non passi dalla porticina..
- Io
scavalco, pof pof, ecco, che ci vuole.
– Fa' piano, il recinto è
pericolante... e tu hai la grazia di un elefante!
– Ecco fatto. Uff, mi si impiglia
sempre la coda. - finalmente Sauro è nel
recinto. - Ora potrei giocare a inseguire i cagnolini, peccato che ci sia
pochissimo spazio... Ehi voi, aspettatemi, arrivo.
I due
cuccioli, una bassottina marrone e una barboncina bianca, si accorgono della
sua presenza. Lo annusano perplessi, ma per nulla impressionati dalla sua mole.
Sauro si mette a rincorrerli... I padroni dei cuccioli – una signorina
elegante un po' snob e un signore
anziano dall'aria intellettuale - chiacchierano amabilmente, seduti su una
panchina, e non sembrano accorgersi di
Sauro:
– Guardi, guardi, come si divertono,
che cari! Come si è animato il gioco, così all'improvviso!
Fabio si
gratta la testa perplesso. Non tutti
sono in grado di vedere Sauro, i cani sì e i padroni no. Nessun umano sta
facendo caso allo strano ospite.
Sauro è sistemato, urrà! Questo amico gli piace, è
divertente e buffo, anche se Fabio un po' si vergogna: Sauro è così grossolano
e, diciamolo pure, anche un po' tonto...
Ora che Leda
e Lucy lo tengono impegnato può
finalmente andarsene sullo spiazzo lì vicino ad aspettare gli amici
per giocare a pallone.
Inizia a
riscaldarsi, ed ecco sente dei guaiti strani e degli strilli, una voce
femminile ... Rimane un attimo immobile, poi si precipita al recinto.
Chissà cosa può aver combinato Sauro?
non lo si può lasciar solo un attimo!
Ora l'aea
cani è vuota, non si vedono più i cani. E' rimasta solamente Lucyamoremio – così avevano
soprannominato la signorina snob -; è agitatissima, rossa in viso e chiama a
gran voce Lucy:
– Lucy dove sei. Vieni qui amore, dalla
tua mamma. Non farmi stare in pensiero...
Fabio é avvezzo
ai modi ridicoli dei padroni dei cani. Ma capisce che in effetti è successo
qualcosa: Lucy dov'è finita? E quei guaiti soffocati da dove vengono?
Vi
chiederete: Sauro che sta facendo?
Sauro se ne
sta seduto, mogio mogio, in mezzo al recinto, di cui occupa una parte
consistente; immobile, sguardo a terra...
– Sauro, non mi dire... ma non eri erbivoro? - intanto continua a
sentire il guaito, il che fa ben sperare che Lucy, amore della mamma, sia
ancora in vita.
– Sauro, parla, sai qualcosa?
Sauro solleva
le spalle con nonchalance, poi si alza in piedi e... ecco che compare da sotto
il suo sederone l'adorabile batuffolino bianco, che era bianco e ora è invece
sporco, sgualcito e spettinato. In effetti, rimanendo schiacciata sotto la mole
di Sauro, i suoi magnifici ricciolini
freschi di pet-chauffeuse si sono tutti appiattiti. Sembra ora un comune cane
da canile.
– Amore mio! Sei inguardabile! Cosa ti
è successo mai! - La padroncina, anziché essere essere felice per il
ritrovamento, sembra addolorata per il look volgare della sua amata.
E Lucy,
chiederete voi? Lucy sembra indifferente a tutto questo trambusto e ai problemi
di estetica della sua padrona; continua
a tenersi alla larga da quest'ultima, correndo gioiosa in un girotondo solitario intorno a un non si
sa cosa.
E Leda, vi
chiederete voi? Approfittando della confusione è scappata da uno dei tanti
buchi del malandato recinto e corre per il prato, inseguita dal professore.
- Leda, torna
qui! Arrivano le guardie ecologiche... la multa...
Sauro e il calcio
Sauro si
guarda intorno annoiato:
– Posso stare un po' con te? I
cagnolini se ne sono andati. Tu che fai?
– Vado a giocare a pallone. Ecco lì i
miei amici. La partita sta iniziando, sbrigati.
Il parco è
quasi deserto ora. Sta arrivando una vecchietta con un cane al guinzaglio che
si dirige verso la seconda area cani.
Fabio
mormora: brutta strega, non perde un giorno!
– Ma chi è? - chiede Sauro
– E' una gran rompiscatole. Odia noi
bambini e trova sempre scuse per non lasciarci giocare.
– Oh, brutto affare...
– Tu sei capace a giocare? - Fabio sa
di mettere in difficoltà l'amico, che pretende di sapere tutto e in realtà...
– Certo! Ho giocato con Maradona nel
Napoli, ma non mi era tanto simpatico, si dava un sacco di arie, e poi con
Totti, questo sì che mi piaceva... era
un amicone.
– Allora gioca nella nostra squadra!
– Come mi piacerebbe! Peccato che sono
un po' fuori allenamento... poi veramente non ricordo bene le regole, mi puoi
fare un ripasso?
– Non c'è tempo, ecco gli amici. La
partita iniziat, corri! Ma come sei lento!
I tiri delle
due squadre stanno prendendo delle
traiettori astruse, come rimbalzassero conro qualcosa di duro, sì, contro un
dinosauro. E Sauro non riesce mai, nella
sua lentezza, a dare un calcio al
pallone.
Non sono
passati dieci minuti dall'inizio della partita che esce dalla seconda area cani la vecchia furiosa, urlante:
– Brutti maleducati... Basta con questo
pallone, mi avete già colpita cento volte! Andate a giocare più in là, quante
volte ve l'ho già detto! Anzi, cambiate gioco, che come calciatori non valete
niente, siete i più scarsi del mondo. Foste capaci qualche volta ad andare in
porta!
La
vecchietta, pur odiosa, non ha tutti i torti:
i ragazzini come giocatori ritengono di non essere niente male, ma in
fatto di educazione lasciano sicuramente a desiderare. I calciatori
colpiscono spesso la rete del recinto, ormai dissestata e barcollante. E
spesso centrano la testa della strega, che riporta ora un nuovo bozzolo ben
visibile fra i capelli corti. Ha ben
ragione di lamentarsi, ma non mette compassione a nessuno: è una autentica strega, nemica dei bambini e
del mondo intero: ama solo il suo cane, Luna, che è tutto il contrario della
vecchia: socievole e allegra, stava sempre dalla parte dei ragazzi e cerca di
distrarre la padrona quando ne combinavano qualcuna delle loro.
– Ora vi sistemo io: chiamo i vigili,
la polizia, l'esercito, i pompieri, i servizi segreti... - i ragazzi sanno che
è tutta una finta, i vigili non arrivano mai...
– Su ragazzi, spostiamoci un po' più in
là.
Continuano la
partita. Fabio spinge Sauro davanti alla rete del recinto cani, riuscendo così
a proteggerla dai colpi.
Alla fine
della gara, che vede la squadra di Fabio vincere miracolosamente per venti a
tre, Sauro segue l'amico fino al tavolo utilizzato per la merenda.
– Ma... volevo chiederti... è tanto cattiva la signora Strega?
– Strega non è il suo nome. Nessuno sa
il suo nome. Cattiva... non so. Ha le sue ragioni, ma non capisce che noi
bambini vogliamo giocare. Non possiamo vivere senza giocare a pallone...
– Ma cosa fa lì seduta sulla panchina?
– Scrive. Scrive al sindaco per
protestare contro di noi. Tranquillo, quello non legge e non risponde. Ah,
scrive anche un libro, un galateo per i bambini al parco. Dice che lo metterà
in vendita per comprare una vera porta per il calcio, così non distruggeremo
più la rete e la sua testa.
– Allora forse non è così cattiva...
– Boh... però è strana! Ma tu, dimmi,
ti sei divertito?
– Eccome! Grande partita! – in realtà
si era messo a dormicchiare accucciato davanti alla “porta”, non aveva neppur
sentito le pallonate che rimbalzavano sulle sue squame. - Beh, non è però
carino prendere a pallonate la signora Strega...
– Non fare il tenerone. Quella è la
nostra porta da cinque anni... è nostra...
– Ah, ho capito. Siete
proprietari. Se io sto seduto qui
qualche giorno divento padrone del parco. Funziona così la proprietà privata?
Se mi piace una cosa mi ci siedo sopra ed è mia!
Fabio
comincia a irritarsi, Sauro dice un sacco di
sciocchezze.
– E quello cos'è? - chiede Sauro
osservando una statua a appoggiata in modo precario al lato dello spiazzo.
– E' il mezzobusto del sindaco. Devono
cementarlo al centro della piazzola per impedirci di giocare. Qualcuno voleva
metterci una fioriera, ma nessuno
avrebbe innaffiato i fiori.
– Nooo, e chi fa questo?
– Il comune. Il gioco del calcio sembra
sia il maggior problema di questa città.
– Ma ci sarà qualche altra soluzione.
– Sì, trovala, tu che sai tutto. - il
tono di Fabio diventa sempre più nervoso. - Però muoviti, è tardi.
Alice
Sta arrivando
qualcuno. Si sentono dei passi lievi tra il frusciare delle foglie.
– Cosa dici, Fabio! Il parco è di
tutti. Ma parli da solo? - la voce è di una bambina dai capelli rossi che si
era avvicinata piano piano per ascoltare i discorsi dei due amici (inrealtà
sentiva solo la voce di Fabio). Si siede di fianco a Fabio. Sauro resta in piedi, la panca è troppo piccola per
lui.
– Ciao Alice. Ma come, tu lo vedi?
– Vedere chi? Non c'è nessuno qui. Come sei strano oggi. Parlavi da solo, che
buffo. O forse parlavi con tuo angelo custode.
– Angelo custode? Può avere la forma di
un dinosauro?
– Impossibile: il dinosauro non ha le
ali. Comunque ti ho sentito. Non sono d'accordo: il parco non è solo dei
calciatori e dei ciclisti e dei
monopattinari scatenati. Devono poterci venire
anche i bambini piccoli con i genitori, i fidanzatini, le persone
anziane, i cani, tutti insomma. Noi ragazzi, senza rinunciare al divertimento,
dovremmo cercare di essere un po' più
gentili e democratici, e metterci qualche volta nei panni degli altri.
Fabio
arrossisce. Si rende conto di aver fatto una pessima figura. Era stato sgarbato
con la signora Strega, che aveva ben il diritto di starsene tranquilla con la
sua Luna a scrivere le sue sciocchezze. Questo però non era il suo comportamento
abituale: quando stava in compagnia degli amici si caricava ben bene, ed era
pronto a qualsiasi nefandezza, dagli insulti alla distruzione dei recinti.
Ora gli pesa
di essersi mostrato così grezzo agli occhi di Alice. E Alice gli piace un
sacco.
– Parli sempre come una prima della
classe – in effetti è la più brava a scuola.
– Ma cosa dici! - esclama Alice ridendo – qui non si tratta
di essere bravi, ma solo un po' gentili, un po' sensibili e tolleranti.
Fabio, occhi
a terra, si avvia verso casa. Alice non è solo la prima della classe, è anche
molto carina. Aveva sempre trovato adorabili le sue lentiggini e il suo
sorriso. Lui invece pensa di essere bruttino; è grassoccio e porta pure
l'apparecchio. Sono in pochi a trovarlo simpatico, sempre così serio e
impacciato. Sente di non avere speranze di piacerle, soprattutto ora che ha
fatto la figura del perfetto cretino. All'improvviso si accorge che gli manca
qualcosa:
– Sauro dove sei? - staràcombinando
qualche nuovo guaio? Ma eccolo là fra gli alberi.
– Sauro, Sauro! Che fai? - Sauro è seduto nel noccioleto, con una
bottiglia di succo di frutta alla mela in una zampa e un tovagliolo nell'altra
– oggetti rubati probabilmente, approfittando dell'invisibilità, alla famigliola
che sta facendo merenda sul prato lì accanto.
– Sauro, cos'è quel mucchio di foglie
davanti a te? E perchè questa pianta è completamente spoglia? - in effetti
Sauro stava annusando una montagnola verde alta circa un metro, posta di fronte
a un fascio di rami stecchiti che si snodava dal terreno.
– Fame. Sauro ha sempre fame. Vuoi
assaggiare? Non ci sono solo foglie, anche nocciole. Buone anche col guscio.
– Sauro, sei un disastro. Andiamo a
casa veloce, prima che qualcuno ci veda! Vieni dai, a casa ci sono un sacco di
merendine, la mamma ha fatto una scorta industriale per il covid!
– Le foglie sono più sane, lo dicono
anche in tv, i bambini devono mangiare tanta verdura.
– Le foglie dei noccioli mica sono
verdura. E poi, non ti sarai mica messo in testa di essere un bambino?
– Non mi dispiacerebbe. Andrei a
scuola, avrei una mamma, giocherei a pallone. - e due gigantesche lacrime
spuntano dagli occhi strabici.
– No, no, non è il momento per i pianti
. Finisci le tue foglie senza dare nell'occhio ora che le hai staccate, e
filiamo. Ma guarda che disastro. Tutti pensano che siamo noi ragazzi a
distruggere lgli alberi giocando, e di solito è vero. Ma chi glielo spiega alle
guardie ecologiche che oggi è stato un dinosauro! Multe a go-go per tutti!
– Non ho più fame, ecco. Andiamo.
Ma ecco dei passi
alle spalle: il temutissimo ispettore?
– No, no, non sono stato io, ora le
spiego...
Non è per
fortuna l'ispettore, ma Alice, che li
aveva seguiti a distanza.
- C'eri solo tu vicino all'albero, chi altro può
essere stato? Ma tranquillo, non faccio la spia. Però, scusa, non capisco... Lo
sai quanti anni ci mette un albero così a crescere? E in un attimo è morto. E
sai quanto ossigeno produce una pianta come questa? E di quanto ossigeno
abbiamo bisogno?
Ecco, Alice
si mette a fare la saputella... Lui la adora, perchè è carina e intelligente,
ma quando inizia con questi pipponi...
– Lo so, lo so. Hai ragione, ma c'è
stato un imprevisto. Ho starnutito così forte... - non sa proprio che altro
inventare. Intanto Alice continua ad
avvicinarsi..
Bang! - un
qualche urto violento butta Alice a
terra. La coda di sauro è sempre fra i piedi... La ragazza si è inciampata,
spelandosi le gambe contro le squame.
– Alice, che succede? Ti sei fatta
male? Serve un massaggio cardiaco, o
altro?
– No no, tranquillo, mi sento solo un
po' ammaccata. Non capisco solo cos'è successo, e questi graffi a forma di
pinne di dinosauro da dove arrivano?
Ora ad
arrossire è Sauro. Il solito sbadato
sempre penzolare la sua codona nei posti meno opportuni.
– Vieni Alice, andiamo a prendere una
cioccolata al chiosco, passerà tutto.
Sentimenti
Fabio si
stupisce della propria intraprendenza; passa il pomeriggio con Alice
approfittando della necessità di consolarla. Trova la sua descrizione delle
disgrazie del pianeta un po' pesante, ma la vista dei riccioli rossi e delle
splendide efelidi di Alice lo mandano in brodo di giuggiole.
– Certo, bisogna rispettare gli alberi.
Ma a volte non sappiamo a cosa giocare e ci arrampichiamo. Vedi: le altalene
sono tutte rotte, e gli scivoli sono circondati dal fango. Il pallone disturba
tutti, le bici pure... Qui non si può
far nulla...
– Ma Fabio, su, un po' di ingegno. Non
è possibile distruggere i recinti, i
lampioni, le panchine... Cercate di essere costruttivi. Ad esempio. Per il
calcio si può definire un'area destinata al gioco, così i vecchiettipossono
sedersi nella altre zone.
– Beh, hai ragione. E si potrebbe
studiare qualche attività per portare a casa qualche soldo e comprare dei
giochi nuovi.
– Così mi piaci! E potete vendere
giornalini e giocattoli vecchi, scrivere un giornalino e distribuirlo in cambio
di un'offerta, fare una gara di bellezza per cani e far pagare l'ingesso... E
poi potreste trovare un esperto di
giardinaggio che vi aiuti a scegliere nuove piante, in modo da sostituire
quelle che avete distrutto, così potrete giocare in mezzo al verde.
Certo che
Alice è intelligente, a volte anche troppo impegnata. Ma come non darle
ragione! Avviandosi verso casa, con la
mente affollata da tante idee , si sta dimenticando della presenza di Sauro.
– Ehi, parlami! Ti sei dimenticato di
me? Dimmi, come mi devo pettinare per il concorso di bellezza?
– Piantala. Non sei un cane! Alice
vuole un concorso di bellezza per cani, non per dinosauri.
– Uhm. Sei sgarbato. Sei forse
arrabbiato?
– Uffa, cerca di capirmi. L'hai vista?
L'hai sentita? Come faccio a starle dietro? Non sono alla sua altezza!
– Oh, ma le piaci, eccome, ti ha cercato e seguito!
– Dici davvero? Mi sembra impossibile.
Ma dimmi, secondo te cosa le può piacere di me?
– Sei originale, non stai con tutti,
non stai coi prepotenti. Sei strano, insomma.
– Questo sarebbe un pregio?
– Certo! Quanti personaggi ho
conosciuto, così strani! Ora te li
elenco...
– No, lascia perdere, non è il caso.
– Hai le orecchie a sventola, ma tutto
sommato sei carino. Tu le piaci, e lei ti piace. Sono contento. Però andiamo ancora un attimo
sullo scivolo?
– No, lo sfondi. E' l'ultimo gioco che
resta in piedi. Andiamo a casa. Ciao Mavi, ciao Raffi.
– Ciao Fabio. Come sei pensieroso...
- Mavi e Raffi sono amiche, vengono al
parco tutti i giorni con i loro cani e una volta la settimana puliscono il
parco.
– Oh. quanti amici. Chi sono queste
belle signore?
– Sono dell'associazione degli amici
del parco, Erbavoglio. Raccolgono le cartacce e le bottigliette, spazzano e
potano, e avvisano il comune quando c'è qualcosa di rotto, così immediatamente
gli operai del comune vengono a fare le riparazioni. Noi ragazzi qualche volta
le aiutiamo...
– Che bello, siete tutti amici qui. Sai
che mi piace proprio questo parco, con tutti questi alberi e questi cani e
umani simpatici. Quasi quasi resto qui a
dormire. Non offenderti, la tua cameretta è troppo piccola. Ci vediamo
domattina, passa di qui per andare a scuola.
– Posso fidarmi? Mi raccomando, lascia
stare alberi e cani...
– Tranquillo...
– Sono qui domattina alle sette. Vedo
di trovare qualcosa per la tua colazione.
– Pizza...
– OK, pizza.
Finale
La mattina
dopo Fabio si avvia verso il parco, attraversa il prato, ma di Sauro non c'era
traccia.
– Che cosa cerchi? - Alice è lì che lo
aspetta.- non sei mai uscito così presto...
– Niente, niente, credo di aver perso
una cosa...
– Forse cercavi questo? - tiene un
libricino fra le mani: “Fabio e il tuttosauro – galateo per bambini al parco” -
Non dirmi che l'hai scritto tu?
Fabio sfoglia
le pagine del libro, leggendo le prime righe.
– Sì, è opera mia, ma non è tutta
farina del mio sacco. L'ho fatto con un amico, un amico che non conosci...
– Geniale! Sembra parli proprio di noi
e del nostro parco! C'è persino la
signora Strega, chissà come sarà contenta! Che ne dici, potremmo vendere il
libro per far su qualche soldo e sistemare il parco!
Fabio non sta
ascoltando: - Ma lui, dov'è? - pensa tra sé e sé. Si guarda intorno, più che al libro pensa a Sauro, così incline
a ficcarsi nei pasticci.
– Guarda Fabio, guarda là in alto, che
meraviglia! Che nuvola bizzarra! Sembra
sembra...
– Sembra un dinosauro, un dinosauro con
le ali. Un angelo-dinosauro...
– Ma dai, non hanno ali i dinosauri.
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